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Una scintilla negli occhi

Fu una delle più grandi nevicate a Bologna. Ed io, salendo da Napoli, mi ci ritrovai dentro. colpo_setVolevo vedere Villa Griffone, la Fondazione Marconi, ma la neve impossibilitava l’accesso alla strada. Maurizio Bigazzi, pur non conoscendomi, e sentendo la mia grande delusione, mi propose di vederci quel giorno stesso al centro di Bologna dove era allestita una mostra su Guglielmo, così lui soleva chiamare Marconi. Gli parlai del mio progetto su un cortometraggio riguardante i primi esperimenti del padre della radio. Lui disse che la gente di cinema aveva già fatto molti danni, materiali e non, sul Colle dei Celestini. Io gli risposi che non facevo parte di quella gente. Ricambiò con un sorriso unico, un occhio vispo, una boccata di pipa. Un’immagine indelebile e che mi avrebbe accompagnato sempre. Mi credette. E parlò con me per ore. Io sarei rimasto ad ascoltarlo ancora. E così feci.
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Caro Maurizio

Caro Maurizio,BB-MB
non so da dove iniziare a salutarti… io che ti avevo promesso (molti anni fa, su tua richiesta) di darti un colpetto sulla spalla quando ti avrei visto invecchiare, in modo da inviarti un segnale che tu – persona acuta, ironica, geniale – avresti interpretato al volo.
E invece te ne sei andato via in fretta, lasciandoci una voragine umana e professionale dolorosissima. Eravamo diversissimi e tuttavia complementari all’interno del Museo: tanto diversi da riuscire a lavorare insieme ma quasi separati (l’esperta storica e il consulente scientifico), e tanto complementari da avere condiviso 15 anni abbondanti di “routine”. Routine fatta di grandi soddisfazioni professionali, ma anche di diverbi visto che io dovevo fare il cane da guardia sui tempi, l’organizzazione e tu invece eri lo spirito libero, la parte geniale, a volte un po’ sopra le righe per via di quella parte di te che definivi il fanciullo nascosto ma sempre attivo dentro. Eppure avevamo un equilibrio facile, semplice a cui mi ero così tanto abituata e affezionata.
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Ricordo di Maurizio

Caro Maurizio,
sei partito talmente in fretta che non c’è stato tempo di salutarti, di sfogliare insieme l’album dei ricordi che hanno accomunato la nostra vita in Fondazione.
In questi giorni una quantità enorme di immagini hanno invaso la mia mente, ogni luogo in Fondazione mi parla di te e quando sono soprappensiero mi sembra di incrociarti sulle bachiscale, in biblioteca o in giardino mentre ti riposi fra una visita e l’altra.
Tu mi chiamavi scherzosamente “la memoria storica di Villa Griffone” ed io ti rispondevo che “tu” eri molto molto di più: eri la “MEMORIA DI MARCONI”. A volte avevo l’impressione che il nostro grande G. ti sussurrasse all’orecchio informazioni storiche, scientifiche, aneddoti e segreti riguardanti le sue invenzioni e la sua vita.
Senza di te non esisterebbe il Museo Marconi così come è ora; non esisterebbe la “stanza dei bachi” da te integralmente ricostruita e curata con amore sin nei minimi particolari con materiali d’epoca che solo tu riuscivi a trovare.
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ciaomaurizio

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ciao /maurizio /rimarrai /sempre /nei /miei /ricordi /come /una /delle /persone /più /geniali /mai /incontrate /nella /mia /vita.

Queste sono state le prime parole che ho pensato e che ho scritto appena ho sentito la triste notizia della tua scomparsa.telegraf
Scritte in codice morse un omaggio ad una persona geniale che mi ha aiutato ad avvicinarmi sempre più al mondo di “guglielmo” come spesso usavi chiamarlo tu.
Il tuo lavoro mi ha sempre stupito come un bambino, forse proprio perché nello svolgerlo ci hai sempre messo l’anima e il cuore come fa un bambino che gioca al suo gioco preferito.
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Ciao M.

Eri speciale. Lo sappiamo.MBant
Eri speciale per la genialità con cui facevi le cose, per la passione e l’entusiasmo che ci mettevi. Perché eri il primo ad emozionarti dei tuoi stessi risultati, e perché ti divertivi.
Sono doni che la vita ti morde via crescendo, ma tu li avevi difesi. Te ne sei andato troppo presto, te ne sei andato bambino.
Condividevamo la passione per l’altro mondo, quello sotto la superficie.
A casa ho delle cose che mi avevi regalato, cose di quando la subacquea non era per tutti. Ultimo, uno strano coltello della Technisub. Mai usato, lo trovavi scomodo.
A me era piaciuto e lo tengo nello zaino del mare. Qualche giorno fa in spiaggia ci tagliavo il pane per fare i panini e pensavo a te all’ospedale. Mi illudevo che al rientro avrei potuto raccontarti di cernie e barracuda, gorgonie e nudibranchi.
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