Maurizio Bigazzi

A sette anni, precocemente incuriosito dalla chimica e dai fenomeni elettrici, si faceva MB2regalare dall’elettrauto pezzi di scarto con cui assemblare i suoi piccoli marchingegni. Nel manuale Baroni-Nesi e nell’Enciclopedia “Il Tesoro” aveva letto di un antico apparato per le radiocomunicazioni di GM, cosa che lo incuriosì ma di cui si dimenticò fino a quando, qualche anno dopo, andò in gita con la famiglia a Villa Griffone, ricevendone una forte suggestione ma nel contempo rimanendo fortemente deluso di non trovare nulla di quello che si aspettava.
Una volta diplomato e avviata una propria attività di laboratorio, intorno ai vent’anni Maurizio Bigazzi (Bologna 1946 – 2014) si avvicinò di nuovo a GM, e questa volta in modo diretto e sistematico, e cioè affrontando la lettura degli “Scritti di GM” nonché di compendi come il Mazzotto, il Murani e altri. La conseguenza fu un’idea, l’idea di rifarsi agli schemi o alle vecchie foto dei primi apparati marconiani per tentare di riprodurli tali e quali, esattamente così com’erano: l’idea delle “repliche funzionanti”.
Naturalmente il processo fu tutt’altro che semplice. Addirittura, in varie occasioni, dovette scovare e disfare vecchi mobili per utilizzare un particolare tipo di legno (mogano piumato e noce da giardino) non più in commercio; dovette rintracciare, con pazienza certosina, rimanenze di vecchie forniture o macchinari fuori uso, per ottenere quantità sufficienti di un particolare componente; e soprattutto dovette studiare trattamenti di invecchiamento adatti allo scopo specifico – e cioè non solo riprodurre l’aspetto di un apparato originario, ma anche le caratteristiche intrinseche.
Dopo cotanta ricerca storico-scientifica e altrettanto lavoro, i risultati arrivarono: già negli anni ’80 la sua attività aveva attirato l’attenzione della Fondazione Marconi, attenzione che divenne internazionale con l’Expo Universale di Vancouver (1986), per decollare poi negli anni ’90, con partecipazioni – tra le altre – allo SMAU di Milano (1990), all’Expo Universale di Siviglia (1992) e alle celebrazioni per il centenario della radio (1995), ivi compresa un’esposizione a Tokyo dedicata alle radiocomunicazioni. Del 1991 è la realizzazione di un opuscolo per lo Stato Maggiore dell’Esercito Italiano – Ispettorato delle Trasmissioni. Negli anni ’90, il rapporto con la Fondazione Marconi (in qualità di consulente storico-scientifico), già avviato dal presidente Gian Carlo Corazza, viene consolidato dal presidente Gabriele Falciasecca, grazie al quale si perfezionò l’accordo per fare confluire gran parte della Collezione Bigazzi nella sua sede “naturale”, il nascente Museo Marconi a Villa Griffone. Recenti sono i contributi a pubbliche dimostrazioni e ad alcune importanti mostre, tra cui quella di Bologna per il Centenario del Premio Nobel a GM (2009).
Maurizio Bigazzi, originale figura di tecnico-studioso-artigiano, anima del Museo Marconi, oltre a costruire con le proprie mani molti degli apparati in esposizione, per quindici anni ha impreziosito l’attività museale con la sua costante e personalissima partecipazione di esperto, avvicinando a GM generazioni di studenti e appassionati di tutte le età.

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