Misura e dismisura

camus«Perfino le forze materiali, nel loro cieco procedere, fanno sorgere una propria misura. Per questo è inutile voler rovesciare la tecnica. L’era del fuso non è più, e il sogno di una civilta artigianale è vano. La macchina non è cattiva se non nell’uso che ne viene fatto attualmente. Bisogna accettare i suoi benefici, anche se si rifiutino le sue devastazioni. L’autocarro, condotto lungo i giorni e le notti dal suo guidatore, non umilia quest’ultimo che lo conosce per intero e lo utilizza con amore ed efficacia. La vera e inumana dismisura sta nella divisione del lavoro. Ma a forza di dismisura, viene il giorno che una macchina da cento operazioni, condotta da un solo uomo, crea un solo oggetto. Quest’uomo, su scala diversa, avrà ritrovato in parte la forza di creazione che possedeva nell’artigianato. Il produttore anonimo si riavvicina allora al creatore. Non è certo, naturalmente, che la dismisura industriale si avvii immediatamente su questa strada. Ma già essa dimostra, col suo funzionamento, la necessità di una misura, e suscita la riflessione atta ad organizzare questa misura. Comunque, o si servirà quel valore che il limite per se stesso costituisce, oppure la dismisura contemporanea non troverà regola e pace se non nella distruzione universale.»

(Albert Camus, L’uomo in rivolta, 1951)