Pollicine

«Pigiati in metropolitana come sardine in scatola, ci avviciniamo gli uni agli altri senza guardarci, ognuno chiuso in se stesso, in una solitudine assoluta, determinata da questa estensione, formattata da una tecnica a geometria metrica e dalla densità della sua occupazione; lontani, anche se a pochi centimetri. Il convoglio si trasforma in un chiostro laico, in una cella di prigione per innocenti. Poi, munita di auricolari, cellulari e computer, arriva una piccola schiera di Pollicine, attente e chiacchierone. Al contrario di noi, vecchi solitari silenziosi, parlano con vicine e vicini, che però non stanno in questa stretta cassa, ma a Pontoise, Christchurch, in Nuova Zelanda, o in Labrador, dagli orsi. Anche se pensate che siano a quattro passi da voi, loro abitano in un altro spazio, definito in maniera del tutto nuova, attraverso cui si stringono delle relazioni un tempo impossibili. Noi viviamo ammucchiati nel deserto, loro comunicano con e in una folla conviviale.»

Il mancino zoppo