Radio accese

«Comprammo una casa in Imo Street, non lontano dal complesso in cui vivevamo. Al momento dell’acquisto era senza recinzione, ma prima di traslocare la facemmo costruire. Un muro più alto del tetto, con i rotoli di filo spinato in cima. Le rapine a mano armata erano diventate abituali in tutto il paese, e ovunque in città spuntavano muri di cinta, a volte più alti di quelli che circondavano le prigioni. Ormai quasi tutti i quartieri pagavano una guardia armata che pattugliasse le strade di notte, e ogni tanto le guardie sparavano qualche colpo per rassicurare i residenti. I ladri si introducevano nelle case durante il giorno e portavano via tutto quello che potevano prima che tornassero le loro vittime. Cominciai a lasciare la radio accesa quando uscivamo, per dare ai ladri potenziali l’impressione che in casa ci fosse qualcuno. Mi accorsi che quasi tutti facevano la stessa cosa, e che in molte case il brusio delle radio proseguiva ininterrotto finché non finivano le trasmissioni.»

Ayọ̀bámi Adébáyọ̀, Resta con me, 2018 >>

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