Ricordo di Maurizio

Caro Maurizio,
sei partito talmente in fretta che non c’è stato tempo di salutarti, di sfogliare insieme l’album dei ricordi che hanno accomunato la nostra vita in Fondazione.
In questi giorni una quantità enorme di immagini hanno invaso la mia mente, ogni luogo in Fondazione mi parla di te e quando sono soprappensiero mi sembra di incrociarti sulle bachiscale, in biblioteca o in giardino mentre ti riposi fra una visita e l’altra.
Tu mi chiamavi scherzosamente “la memoria storica di Villa Griffone” ed io ti rispondevo che “tu” eri molto molto di più: eri la “MEMORIA DI MARCONI”. A volte avevo l’impressione che il nostro grande G. ti sussurrasse all’orecchio informazioni storiche, scientifiche, aneddoti e segreti riguardanti le sue invenzioni e la sua vita.
Senza di te non esisterebbe il Museo Marconi così come è ora; non esisterebbe la “stanza dei bachi” da te integralmente ricostruita e curata con amore sin nei minimi particolari con materiali d’epoca che solo tu riuscivi a trovare.
Mi sento molto fortunata per tutto il tempo trascorso con te a catalogare gli strumenti marconiani. È stata un’esperienza unica, affascinante e irripetibile. Sapevi rendere divertente e leggero ogni incarico di lavoro, anche quello più noioso e ripetitivo.
E che dire della creatività, fantasia e dedizione con le quali hai contribuito a far sì che ogni evento o mostra fosse perfetto e indimenticabile, come nei mitici anni “90”, dove ogni giorno era come essere protagonisti di un film?
Essendo noi quasi coetanei, abbiamo potuto condividere esperienze e ricordi comuni con persone “marconiane” che solo noi abbiamo conosciuto. Io ti dicevo che “la storia ci era passata accanto” e tu ridevi, ti schermivi come un bambino, dicendomi che io usavo espressioni da idealista romantica e tu invece eri “uno scientifico”.
Caro amico, geniale, straordinario, con la tua dialettica affascinante e irripetibile rimarrai per sempre nel mio cuore come “l’uomo delle scintille”, circondato da ragazzi, adulti, anziani, che pendevano dalle tue labbra per ascoltare i tuoi racconti “scientifici” come fossero novelle fiabe.
Con te se ne va la “magia” che spandevi nell’aria come polverina dorata che si posava su tutto ciò che facevi e toccavi.
Mi piace immaginarti “lassù” fra le stelle, che disserti con gli angeli di comunicazione, di wireless e del tuo amato Guglielmo, chissà…
Con tanto affetto e nostalgia

Annamaria Patacchia