Una radio straordinaria

È il titolo di uno dei più conosciuti racconti di John Cheever, in cui si narra di una giovane coppia americana, sul finire degli anni ’40, che scopre di avere in casa un apparecchio radiofonico assai particolare…

« […] Jim era troppo stanco per mostrare anche solo una parvenza di socievolezza e la cena non offrì alcun motivo di interesse per Irene, la cui attenzione si spostò dalle vivande ai depositi di lucido sui candelabri d’argento, e da lì alla musica nell’altra stanza. Rimase in ascolto per alcuni minuti di un preludio di Chopin, poi a un tratto fu sorpresa nell’udire una voce maschile che si sovrapponeva. “Cristo, Kathy”, esclamò la voce. “Possibile che tu debba sempre suonare il piano quando io ritorno a casa?” La musica si interrompe bruscamente. “È l’unica occasione che ho,” rispose una voce femminile. “Sono in ufficio tutto il giorno.” “Anch’io,” replicò la voce maschile. L’uomo aggiunse qualcosa di osceno a proposito di un pianoforte verticale, e sbatté una porta. Si udì di nuovo quella musica appassionata e malinconica.
“Hai sentito?”, domandò Irene.
“Che cosa?” Jim stava mangiando il dessert.
“La radio. Un uomo ha detto qualcosa mentre si sentiva ancora la musica, qualcosa di osceno”.
“Probabilmente è una commedia.”
“Non penso che sia una commedia.”
Si alzarono dal tavolo e andarono a bere il caffè in soggiorno. Irene chiese a Jim di provare un’altra stazione, e lui girò la manopola. “Hai visto per caso le mie giarrettiere?”, domandò un uomo. “Abbottonami il vestito e ti troverò le giarrettiere,” replicò la donna. Jim passò a un’altra stazione. “Vorrei che non lasciassi i torsoli delle mele nei posacenere,” disse un uomo. “Mi dà fastidio l’odore.”
“Che strano…”, commentò Jim.
“Non ti pare?”, disse Irene.
Jim girò ancora la manopola. “Sulla costa di Coromandel, dove fioriscono le prime zucche,” diceva una voce femminile con uno spiccato accento inglese, “nel mezzo dei boschi viveva l’Yonghy-Bonghy-Bò. Due vecchie sedie e mezza candela; una brocca senza manico…”
“Dio mio!”, esclamò Irene. “Questa è la bambinaia degli Sweeney.”
“Queste erano tutte le sue proprietà terrene,” proseguì la voce con l’accento inglese.
“Spegni quella radio,” disse Irene. “Può darsi che anche loro possano ascoltare noi.” Jim spense la radio. “Quella era la signorina Armstrong, la bambinaia degli Sweeney,” proseguì Irene. “Stava leggendo una fiaba alla bambina. Abitano nell’appartamento 17-B. Ho parlato con la signorina Armstrong al parco e conosco molto bene la sua voce. Dobbiamo ricevere anche le voci di altri appartamenti.”
“Ma è impossibile!”, replicò Jim.
“Be’, quella era la bambinaia degli Sweeney,” ribadì Irene animatamente. “Conosco la sua voce, la conosco molto bene. Mi domando se anche loro possono ascoltare noi.” […] »