Scultura in orbita

«Orbital Reflector is a sculpture constructed of a lightweight material similar to Mylar. It is housed in a small box-like infrastructure known as a CubeSat and launched into space aboard a rocket. Once in low Earth orbit at a distance of about 350 miles (575 kilometers) from Earth, the CubeSat opens and releases the sculpture, which self-inflates like a balloon. Sunlight reflects onto the sculpture making it visible from Earth with the naked eye — like a slowly moving artificial star as bright as a star in the Big Dipper.»
Lanciata nello spazio il 28 novembre, dovrebbe restare in orbita un paio di mesi prima di rientrare nell’atmosfera e andare a fuoco. L’artista è Trevor Paglen. Finanziatore principale il Nevada Museum of Art. >>

L’invenzione del Codice Morse

Un cartone animato della Peekaboo Kidz racconta ai bimbi di età prescolare la nascita del sistema telegrafico e del codice ideato da Samuel Morse con la decisiva collaborazione di Alfred Vail. Anche agli adulti che non conoscono l’argomento il video può fornire dati utili a collocare storicamente l’avvento del telegrafo e i molteplici sviluppi a cui ha portato – in primis ovviamente la versione “senza fili” che si deve a GM. >>
(segnalazione di Barbara Valotti)

Tecnopopulismo

«L’ideologia del tecnopopulismo – la falsa promessa di sconvolgimenti digitali epocali – appartiene a quel raro spazio intellettuale condiviso sia dai sostenitori della globalizzazione sia dai loro avversari. Un mondo fatto di realizzazione personale immediata e indolore è un’idea abbastanza flessibile da potersi adattare a tutti i soggetti incaricati di promuoverla, che si tratti di grandi aziende tecnologiche, appassionati di criptovalute o nuovi partiti. La storia del tecnopopulismo è lunga e torbida, ma abbiamo la fortuna di conoscere la data esatta in cui quest’idea è diventata popolare. Continua a leggere

Twin Lights

Invitato negli Stati Uniti per dare dimostrazione della sua telegrafia senza fili, il giovane ed emergente GM monta un’antenna su un faro del New Jersey e allestisce una stazione che rimane attiva dal 1899 al 1907. Quel faro non è più in funzione ma il visitatore può trovarvi agevolmente tracce dell’antica attività marconiana. Un’intervista di Margo Nash all’“ultimo guardiano”, pubblicata sul New York Times alcuni anni fa, fornisce interessanti ragguagli. >>
(segnalazione di Hank Forrest)

Un illustre comasco

«Per i risultati conseguiti e gli influssi esercitati, Alessandro Volta (1745-1827) è uno dei maggiori esponenti della scienza e della cultura del suo tempo. La sua famosa invenzione della pila segnò una svolta decisiva nella scienza perché rese possibile aprire i due nuovi capitoli dell’elettrochimica e dell’elettromagnetismo…» così scrive Lucio Fregonese, riportando un’opinione universalmente condivisa. In effetti l’era elettrica prese avvio proprio negli anni di passaggio tra il XVIII e il XIX secolo, quando Volta realizzò il primo generatore di corrente costante. L’ambiente e le condizioni di vita potenziata che ci sono familiari sono dunque un prodotto relativamente recente. Poco più di due secoli.

La fine di Kepler

Il 15 novembre (anniversario della morte di Giovanni Keplero) un team della NASA ha inviato una serie di comandi per disattivare e spegnere il telescopio spaziale Kepler, che dava segni di cedimento già da diversi mesi e stava per finire il carburante.
Ne raccoglie l’eredità TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), lanciato dalla NASA in aprile e già operativo. >>

Almost Nothing

È nelle sale il film documentario di Anna de Manincor Almost Nothing, che con il suo collettivo artistico (ZimmerFrei) ha progettato Temporary Cities, una serie di ritratti di città includente Bruxelles, Budapest, Copenaghen, Marsiglia e “Mutonia”. Questa è la volta del CERN, una autentica cittadella della scienza con una popolazione di 10.000 abitanti, radunata intorno all’acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider), che si trova nel suolo e soprattutto nel sottosuolo di Ginevra.

Cervelli in fuga

Anche la Rai contribuisce a mantenere vivo un falso luogo comune a proposito del suo fondatore. Nell’episodio n. 5122 di “Un posto al sole” (Rai3) andato in onda lo scorso 13 novembre, uno dei protagonisti afferma: «Marconi inventò la radio ma fu anche l’inventore dei cervelli in fuga».
Nonostante la sagacia degli autori e il clima semischerzoso della scena, si deve purtroppo constatare che non ci si è trattenuti dal giocarsi la carta più ovvia (giornalisticamente parlando), quando invece è noto che GM smentì più volte di persona l’interpretazione della “fuga”, chiarendo che all’inizio del 1896 si era recato a Londra perché la riteneva la destinazione più adeguata e non perché non aveva trovato udienza in Italia.

L’abdicazione

«Non ricordavamo come fosse il mondo in tempo di pace e Gioia aveva conosciuto solo la realtà della guerra. Questo stato di cose ci pareva del tutto normale. Una sera (so adesso che era il 5 novembre 1918) mio padre mi chiamò e io corsi subito all’ultimo piano. Entrai senza far rumore ed egli mi fece cenno di stare zitta. Aveva la cuffia alle orecchie e dalla sua espressione era evidente che stava ascoltando qualcosa di importante. Un paio di minuti dopo si alzò tenendo in mano una striscia di carta, gli brillavano gli occhi. “Il Kaiser – disse – ha abdicato”. In tutta Roma lo sapevano soltanto, in quel momento, Guglielmo Marconi e la sua bambina di dieci anni.»

Degna Marconi Paresce, Marconi, mio padre, 1962 (1993) >>

L’armistizio

La mattina dell’11 novembre 1918 l’intera Europa e mezzo mondo erano in spasmodica attesa: la Germania doveva accettare o meno le condizioni di resa proposte dagli Alleati e dagli Stati Uniti 72 ore prima. Tre stazioni wireless funzionarono da centri di comunicazione: quella della Torre Eiffel, a Parigi, dove si trovavano il maresciallo Ferdinand Foch e i delegati tedeschi; quella di Spa, per l’Alto Comando militare tedesco; e quella della Marconi House, a Londra, che operava per conto dell’Ammiragliato britannico. Quando infine il messaggio che poneva termine alla Grande Guerra fu trasmesso da Spa a Parigi, nel giro di pochi minuti rimbalzò a Londra e di lì in tutto il mondo. Continua a leggere