Nulla

«Newton stesso, credo, vide qualcosa di tutto questo in quella strana estate del 1693. La storia la sai: un mattino presto un cagnetto di nome Diamante rovesciò una candela nell’alloggio di Newton, a Cambridge, causando un incendio che gli distrusse un fascio di carte, e questa perdita fece vacillare la sua mente. Tutte stupidaggini, ovvio, anche il cane è un’invenzione, eppure mi sorprendo a immaginarlo, un personaggio pubblico di cinquant’anni, in piedi, scioccato in mezzo al fumo e alla fuliggine che vola, con il cagnolino bruciacchiato stretto tra le braccia. La cosa assurda è che non sarà la perdita delle preziose carte a renderlo temporaneamente pazzo, ma il semplice fatto che non gliene importa. Potrebbe essere andato perduto il lavoro di tutta una vita, i Principia stessi, l’Ottica, baracca e burattini, e pur tuttavia non significherebbe niente. Ha le lacrime agli occhi, il cane gliele lecca dal mento. Continua a leggere

Henry Joseph Round

Tra i collaboratori di GM uno dei più efficienti e prolifici (117 brevetti) fu certamente H.J. Round, che ebbe ruoli di vitale importanza negli esperimenti di trasmissione a grandissima distanza (Argentina 1909) e di telefonia senza fili in mare (1914).
Assunto dalla Marconi Company nel 1902, fu direttore del Gruppo di Ricerca dal 1921 al 1931 e consulente della compagnia fino alla morte.

scheda bio Electronic Notes

Critical Flaw

Un saggio di Gabriele Balbi mette in luce il confronto tra le impostazioni d’uso One-to-One e One-to-Many all’interno della British Marconi Company e il modo nient’affatto scontato in cui si arrivò al broadcasting, grazie anche al contributo tecnico-ideativo di Arthur Richard Burrows (1882-1947), conosciuto dagli ascoltatori come “Uncle Arthur”, una delle primissime voci della BBC.

Wireless’s “Critical Flaw”. The Marconi Company, Corporation Mentalities, and the Broadcasting Option

Segnali

«Si azzittisce bruscamente, con le mani sospese a mezz’aria, le dita appena divaricate quasi a suggerire una minaccia imprecisa oppure ad attendere l’urto di un segnale Morse, di un impulso elettrico, in codice. Pierre crede di intuire che cosa percepisca quell’uomo. È come quando, in piena notte, una madre si sveglia un istante prima che il figlio neonato inizi a piangere, strappata al sonno dal latte che le si è fatto più pesante nel seno. Certo, potrebbe anche essere che, in realtà, il bambino si sia già lamentato e che la madre si sia svegliata tra un vagito e l’altro, ma non è a questo che penserebbe Kipling, Pierre ne è sicuro. Penserebbe che un figlio non ha bisogno di aprire bocca perché la madre lo comprenda.»

(Alessandro Zaccuri, Il signor figlio, 2007)

La voce di Giulio

Nel novembre scorso, un programma radiofonico dell’emittente canadese CBC dedicò quasi un’ora di trasmissione a GM.
Una lunga intervista a Marc Raboy (che aveva da poco pubblicato la sua biografia) è accompagnata da alcune registrazioni d’epoca. Tra esse un raro intervento di Giulio Marconi, che nel 1951 rievoca l’impresa transatlantica del padre.

Ritorno all’arcaico

«Oggi la Rete ha eliminato lo spazio e il tempo. Non significano più niente per il funzionamento del mondo. Possiamo a stento figurarci un mondo senza spazio né tempo ma non possiamo ancora spiegarlo, perché queste categorie sono il fondamento del nostro modo di pensare. Per capire questa dimensione bisogna dunque, come dicevo, fare uno sforzo di semplificazione radicale. Tornare all’arcaico: non solo quello che abbiamo alle spalle ma anche quello che abbiamo di fronte. Socrate, per esempio, veniva accusato di mettere in questione le cose che stanno in cielo e quelle che stanno sotto terra. Cominciava allora il disprezzo per ciò che è visibile, patente, appartiene alla terra. Ma proprio oggi che a governare tutti i processi è qualcosa di invisibile, cioè appunto la Rete, dobbiamo riscoprire l’importanza di ciò che si vede. Nella modernità le mappe sono state le migliori macchine per capire il funzionamento del mondo, ma ora abbiamo bisogno di nuovi modelli che possano guidarci anche quando il sistema spazio-tempo non funziona più.»

(Franco Farinelli, intervista “La Stampa”, 9 ottobre 2010)

Fiume

«All’alba del 12 settembre 1919 un migliaio di granatieri, fanti e arditi marcia alla conquista di Fiume, crocevia di culture ed etnie, unico sbocco al mare del dissolto regno d’Ungheria. A guidare i “ribelli” c’è il Poeta-soldato Gabriele d’Annunzio, deciso a rivendicare alla madrepatria la città, abitata in maggioranza da italiani. L’intrepida avventura militare aumenterà il prestigio internazionale del Vate…
A novant’anni da quegli eventi, Mimmo Franzinelli e Paolo Cavassini rievocano le tappe essenziali dell’impresa fiumana con una selezione di oltre trecento fotografie, introdotte da un interessante saggio che attinge a fonti in gran parte inedite…»

scheda

Domenico e i bachi

Riprendendo un’inesattezza che si tramanda da decenni, il video dedicato a GM per la lodevole iniziativa promozionale “Bologna Stories” a un certo punto recita: «La famiglia lo sostiene e gli concede per gli esperimenti la soffitta della Villa, dove il nonno allevava i bachi da seta».
Giancarlo Dalle Donne, studioso di GM e grande esperto di documenti d’archivio, fa notare che il nonno di GM, Domenico, morì nel 1848, e che solo nel 1849 Villa Griffone fu acquistata dai Marconi (nella persona di Giovan Battista, fratello di Giuseppe).