Archivi categoria: controversie

Fu vera gloria?

È il quesito che si pongono Dragoni-Lodi-Garofalo a proposito di GM. Per trovare una risposta prendono in esame le opere di coloro che possono essere considerati “precursori” di GM, estendendo l’analisi anche a scienziati e tecnici poco nominati ed evidenziando – direttamente o indirettamente – tutti i debiti che GM contrasse nei confronti di chi lo precedette. Nonostante le numerose prove a carico, gli autori arrivano a concludere che la risposta è «sì», la gloria di GM fu meritata. A sostegno della loro affermazione propongono le parole di Righi (1903) e quelle di Majorana (1932). Continua a leggere

Dove sono tutti quanti?

Il “paradosso di Fermi”, formulato nel 1950, tormenta ancora il cuore e la mente di chiunque si senta attratto dall’ipotesi ET. I notevoli progressi scientifici degli ultimi 70 anni, infatti, non sono stati sufficienti a definire un solido controargomento. Il fisico teorico Stephen Webb ha selezionato e raccolto le risposte al quesito di Fermi. Sembrano quasi i preliminari di una possibile svolta, che già s’intravede in alcune recenti imprese (cfr. SETI e FAST). Ma si avverte anche, viceversa, un aroma di antico, quando scienza e filosofia erano un’unica disciplina. >>

Quel giorno sulla Luna

«Una radio accesa con la voce della Fallaci dentro, più vera che in un collegamento via satellite» così definisce un commentatore il racconto/resoconto di uno dei grandi eventi del XX secolo. Mezzo secolo più tardi il testo non ha perso minimamente d’interesse, non solo per l’abilità, l’acume e la professionalità dell’autrice, ma anche per l’ovvio motivo (spesso dimenticato) che il dilemma alla base di ogni grande impresa scientifica è sempre (stato) lo stesso. Lo sintetizza mirabilmente Oriana Fallaci: «Come un bambino curioso la scienza va avanti, scopre cose che non sapevamo, provoca cose che non immaginavamo: ma come un bambino incosciente non si chiede mai se ciò che fa è bene o è male. Dove ci porterà questo andare?». >>

Lettura digitale

I ventenni cambiano fonte d’informazione 27 volte in un’ora e controllano lo smartphone da 150 a 200 volte al giorno. In media, ognuna delle operazioni non li impegna oltre i due minuti. Una quantità spropositata di informazioni arriva ogni giorno al loro cervello tramite un dispositivo (computer, tablet, smartphone). Forse è per questo che la lettura digitale non ha ancora del tutto scalzato la lettura tradizionale su carta. Ovvero: quando si tratta di leggere un testo per diletto e spesso anche per motivi di studio o di approfondimento, la forma “libro” continua a esercitare una forte attrattiva anche sulle ultime generazioni, come se un istinto avvertisse che ci sono testi che vanno letti in modo diverso.
L’argomento è al centro del saggio di Maryanne Wolf Lettore, vieni a casa. Dalla intelligente recensione di Doug Lemov – Forgetting How to Read – sono tratti i dati sopra riportati.

Dipendenza dalle storie

«To understand something, you need to know its history. Right? Wrong, says Alex Rosenberg in How History Gets Things Wrong. Feeling especially well-informed after reading a book of popular history on the best-seller list? Don’t. Narrative history is always, always wrong. It’s not just incomplete or inaccurate but deeply wrong, as wrong as Ptolemaic astronomy. We no longer believe that the earth is the center of the universe. Why do we still believe in historical narrative? Our attachment to history as a vehicle for understanding has a long Darwinian pedigree and a genetic basis. Our love of stories is hard-wired. Neuroscience reveals that human evolution shaped a tool useful for survival into a defective theory of human nature.»

Scorie

«Neppure gli scienziati sono angeli – dice il professor Franco Casali in un’intervista a Elide Giordani de “il Resto del Carlino” – e spesso appartengono a clan che hanno interessi da salvaguardare».
È stato fino a pochi anni fa un luminare della Fisica Medica e ora ha pubblicato un libretto in cui si diverte a smentire una serie di luoghi comuni fondati, apparentemente, su solide basi scientifiche. Le sue controaffermazioni, va da sé, possono essere del pari opinabili, ma restituiscono la sensazione che sia auspicabile approfondire e dibattere un argomento – e quindi anche elaborare previsioni e preoccuparsi – senza l’assillo, spesso fuorviante, del momentaneo clamore giornalistico. >>

L’uso della scienza

«L’idea più comune per spiegare la situazione è che questi negazionisti siano disinformati e che una migliore comunicazione della scienza farebbe cambiare loro idea. In realtà, non è così.
Ignorando il numero irrisorio di talebani, che sono per principio contrari ad ogni affermazione scientifica e sono negazionisti o complottisti su basi psichiatriche, un paio di decenni di ricerca empirica ha mostrato che una parte significativa di “negazionisti parziali” è mossa Continua a leggere

L’altra comunicazione

«Quello che proprio non riesce a capire, per quanto abbia fatto lavorare il cervello, è che, sviluppandosi in un’autentica progressione geometrica, di miglioria in miglioria, le tecnologie della comunicazione, l’altra comunicazione, quella propriamente detta, la reale, quella da me a te, da noi a voi, continui a essere questa confusione attraversata da vicoli ciechi, tanto ingannevole con illusorie spianate, altrettanto dissimulata quando esprime come quando vuole occultare.»

José Saramago, L’uomo duplicato, 2002 >>

Tecnopopulismo

«L’ideologia del tecnopopulismo – la falsa promessa di sconvolgimenti digitali epocali – appartiene a quel raro spazio intellettuale condiviso sia dai sostenitori della globalizzazione sia dai loro avversari. Un mondo fatto di realizzazione personale immediata e indolore è un’idea abbastanza flessibile da potersi adattare a tutti i soggetti incaricati di promuoverla, che si tratti di grandi aziende tecnologiche, appassionati di criptovalute o nuovi partiti. La storia del tecnopopulismo è lunga e torbida, ma abbiamo la fortuna di conoscere la data esatta in cui quest’idea è diventata popolare. Continua a leggere

Cervelli in fuga

Anche la Rai contribuisce a mantenere vivo un falso luogo comune a proposito del suo fondatore. Nell’episodio n. 5122 di “Un posto al sole” (Rai3) andato in onda lo scorso 13 novembre, uno dei protagonisti afferma: «Marconi inventò la radio ma fu anche l’inventore dei cervelli in fuga».
Nonostante la sagacia degli autori e il clima semischerzoso della scena, si deve purtroppo constatare che non ci si è trattenuti dal giocarsi la carta più ovvia (giornalisticamente parlando), quando invece è noto che GM smentì più volte di persona l’interpretazione della “fuga”, chiarendo che all’inizio del 1896 si era recato a Londra perché la riteneva la destinazione più adeguata e non perché non aveva trovato udienza in Italia.